Se è giusto uccidere un orso polare

MASSIMO CUFINO

L’anno 2020 non è iniziato benissimo per gli orsi polari delle Svalbard. Quando la mezzanotte dell’ultimo dell’anno era scoccata da poche ore, un esemplare maschio di 7 anni è stato ucciso da un ufficiale locale, a  meno di 10 km da Longyearbyen, il capoluogo del remoto arcipelago. Quale terribile azione aveva commesso l’orso? Aveva sbranato un bambino, aveva affondato i suoi possenti artigli nella schiena di un uomo oppure era entrato in un locale seminando il panico tra i presenti, provocando un rapido e disordinato fuggi-fuggi in cui la folla calpestava chi non riusciva a rimanere in piedi? Nulla di tutto ciò: l’orso girava per le vie della cittadina spinto dalla propria curiosità e dalla fame, puntando su tutto ciò che potesse contenere del buon cibo.

Ma procediamo con ordine. Questo orso era già noto alle autorità locali come frequentatore, piuttosto assiduo ma indesiderato, della città. Nell’aprile 2016 fu colpito con una siringa sparata da un fucile: sedato, fu caricato su un elicottero e trasportato a Kinnvika, nell’estremo nord dell’arcipelago. Lontano abbastanza? Neanche per idea. Il suo girovagare per le isole lo porta alle 5 del mattino del 26 dicembre scorso nuovamente in città. E quale luogo migliore dove cercare cibo se non la Coop in pieno centro? Immediatamente si leva in volo l’elicottero della polizia locale che, con l’ausilio delle rumorose motoslitte, accompagna più o meno gentilmente l’orso fuori città, fino a Colesbay, a diversi chilometri di distanza. Osservando le sue tracce, si viene a scoprire che l’orso ha attraversato i cortili della scuola e dell’asilo, e la pista di pattinaggio.

Ma se la remota Kinnvika non si era rivelata lontana a sufficienza, figurarsi come lo può essere Colesbay. Tant’è che già il 28 dicembre il nostro orso viene nuovamente avvistato alle porte di Longyearbyen e il giorno dopo nei pressi di alcuni rifugi nella valle vicina. Ed ecco muoversi di nuovo elicottero e motoslitte nel tentativo di far capire una volta per tutte all’orso che la sua presenza non è affatto gradita.

Le celebrazioni per accogliere l’anno nuovo sono attese da tutti e chiunque vuole assistere allo spettacolo dei fuochi artificiali, ancor più luminosi nel buio totale della lunga notte polare. Può mancare lui, il nostro amico orso? Auto-proclamatosi ospite d’onore, eccolo fare il proprio ingresso in città vicino al mare, non distante dagli edifici del museo e dell’università. Dalle movenze, sembra voglia risalire la via principale che taglia il centro, ma ancora una volta gli abitanti gli negano questa libertà. Qualche bicchiere di spumante non è sufficiente a frenare i piloti di elicottero e motoslitte. I veicoli spingono l’orso verso una valle vicina. Sono le 4 del mattino del 1 gennaio 2020. Questa volta il fucile non è caricato con siringhe di sedativo, ma con cartucce letali. E l’orso viene colpito a morte.

Un evento del genere oggi non può evitare di essere ripreso dai social. I commenti abbondano e si alternano tra chi antepone la sicurezza degli abitanti e chi contesta lo sparo finale. Uccidere l’orso è stato lecito, ma è stato altrettanto indispensabile?

Le foto e i video ripresi durante gli ultimi giorni dell’anno denotano come l’orso non abbia mai provato ad aggredire nessun umano, mentre si mostrava curioso e interessato ai contenitori dell’immondizia. Le procedure per allontanarlo non sono state giudicate all’altezza della situazione: i rumorosi veicoli utilizzati per spingere l’orso distante dal centro abitato facevano ritorno in città, una volta raggiunto lo scopo. Ecco, quindi, che l’animale li giudicava un disturbo inoffensivo. Una volta ripresosi dal fastidio, ritornava sui propri passi alla continua ricerca di cibo per sopravvivere.

Il Governatore delle Svalbard ha motivato la decisione di abbatterlo con la mancanza di personale in generale e di esperti per la sedazione in particolare, e con la preoccupazione di garantire sicurezza alla popolazione. In effetti, non è affatto semplice essere totalmente certi sulla posizione di un orso durante 24 ore continue di buio della lunga notte polare.

Biologi e scienziati, però, contestano le parole del Governatore. Secondo loro, le priorità, la filosofia della sicurezza, le pratiche gestionali e la formazione di poliziotti, guide e operatori turistici dovrebbero essere riviste. Così come la salvaguardia dell’orso polare non dovrebbe essere considerata secondaria rispetto a quella dell’uomo. I biologi invitano a consentire l’uso, ora vietato, di spray irritanti anti-orso e altri deterrenti non letali, oltre a ridefinire regole comportamentali e procedure.

Ma non si creda che alle Svalbard non abbiano rispetto per gli orsi polari. È vero il contrario! Qui la caccia è severamente vietata da diversi anni e le statistiche riportano che, dal 2005, in media sono uccisi meno di 2 orsi polari ogni anno, una cifra pari allo 0,3% di quanto accade nel mondo. La quasi totalità di uccisioni di orsi polari avviene in Canada, Groenlandia e Alaska, dove la caccia è consentita. Anche il bracconaggio in Russia procura decine di morti ogni anno. Ma pochi parlano della caccia all’orso polare, mentre l’abbattimento – esagerato o meno che sia – per la sicurezza dei cittadini delle Svalbard viene molto spesso ripreso dai media. In particolare fa specie il silenzio di quelle organizzazioni che fanno della difesa degli animali e dell’ambiente il proprio cavallo di battaglia

Nella foto un cucciolo di orso polare si risveglia dopo essere stato sedato

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