Cavalcando l’onda

MASSIMO CUFINO

Una strada secondaria si distacca da quella principale, risale il fianco delle montagne, attraversa un paio di passi con belle vedute e penetra in due tunnel, di cui il secondo stretto, lungo e in discesa. Quando si ritorna alla luce, Unstad appare in splendida posizione, adagiato al centro di un anfiteatro naturale aperto verso il mare. Il piccolo e remoto villaggio sembra del tutto isolato dal resto del mondo e pare che nulla possa scalfirlo.

In passato la sensazione di isolamento provata a Unstad era pura realtà. I pescatori e gli allevatori della costa occidentale delle isole Lofoten costruirono le proprie abitazioni con le montagne alle spalle e nessun riparo dalle bordate del tremendo vento oceanico. I sentieri lungo la costa presentavano troppi pericoli in inverno, e dottore, fattorino e postino erano impossibilitati a raggiungere gli insediamenti per lunghi periodi. I residenti, quindi, dipendevano esclusivamente da se stessi, dal proprio istinto e da ciò che avevano in casa. Ogni anno dovevano provvedere a scorte di farina, burro, zucchero e quant’altro potesse loro occorrere nei lunghi mesi freddi e bui. Sembra uno scenario di un paio di secoli fa, invece questa era la vita a Unstad fino al 1995, anno d’inaugurazione del tunnel.

Descritta l’ambientazione, veniamo alla nostra storia. Nel 1963, Hans Egil Krane era appena ventenne e lavorava su una nave cargo, quando uno sciopero lo bloccò nella lontana Australia per due mesi, facendogli scoprire uno sport a lui del tutto sconosciuto: il surf. Ritornato a casa, parlò di quella eccitante esperienza con l’amico Thor Frantzen e lo contagiò a tal punto che i due entusiasti ragazzi decisero di introdurre il surf in Norvegia. Ma come fare con le tavole? Nessuno, a quel tempo, le vendeva nel paese scandinavo. Senza perdersi d’animo, Hans e Thor costruirono da soli due tavole, di cui una bianca con strisce blu e nere, ispirata alla copertina dell’album Surfin’ Safari dei Beach Boys.

Ricapitolando, un paese con una manciata di case, un autentico muro di montagne, pecore ovunque e uno sport sconosciuto agli isolani. Come se tutto ciò non bastasse, i due novelli surfisti dovevano fare i conti con il freddo. L’acqua del mare, qui, può andare sotto lo zero in inverno, mentre in estate difficilmente supera i 10°C. Con indosso solo un classico costume, per quanto vichinghi baldanzosi, Hans e Thor resistevano al massimo 10-15 minuti in acqua prima di correre nel van a riscaldarsi. E, forse, era proprio il furgoncino il vero protagonista: quelle inusuali tavole sul tetto lo rendevano molto hippy e le belle ragazze si fermavano curiose.

Gli anni Novanta sono da evidenziare con un circoletto rosso per Unstad. Già detto del tunnel, la figlia di Thor, Marion, si impratichì a tal punto nel cavalcare le onde da spingere la famiglia ad aprire un campeggio con annesso noleggio di tavole da surf. Oggi Marion e il marito Tommy Olsen gestiscono quello che è diventato l’Unstad Arctic Surf, un centro dove pernottare, mangiare – lo stufato di balena è un piatto tipico, ma anche quello di baccalà non scherza – e ricevere lezioni di surf.

Il surf è così ben considerato nell’arcipelago che nel 2007 si sono svolti per la prima volta i Lofoten Masters, una competizione che riunisce i surfisti locali con campioni provenienti da tutto il mondo, sorpresi di poter cavalcare le onde oltre il Circolo Polare Artico. E chi ha freddo, anziché correre in auto e accendere il riscaldamento al massimo come i pionieri Hans e Thor, approfitta della sauna “portatile” che gli organizzatori sistemano strategicamente in spiaggia. Il chiosco dei gelati della scuola di surf, poi, si trasforma in torre del giudice e non manca la griglia dove preparare hot dog e hamburger, e una cucina per lo stufato di agnello.

Vuoi per la nuova galleria o per il centro di surf, vuoi per la curiosità dei visitatori e per la spettacolare bellezza della sua posizione, Unstad registra ogni anno un’invasione di 5.000 turisti. Sì, proprio cinquemila! Fortunatamente più o meno ben distribuiti durante l’anno. Le pecore rimangono in imbarazzante maggioranza rispetto ai 14 (appena quattordici!) residenti ufficiali, che sono davvero felici di trovare escrementi ovini in spiaggia. Un chiaro segnale che, nonostante tutto, il luogo è rimasto intatto, senza hotel importanti a rovinare uno splendido quadro naturale.

Inutile fare tanti giri di parole. Non siamo nelle assolate spiagge della California o dell’Australia. Qui l’acqua è molto fredda, c’è vento e di tanto in tanto una pioggerellina completa il quadro meteo. Però non ci sono squali. E, inoltre, in quale altro angolo del mondo è possibile praticare snowboard durante il giorno, surfare la sera e ammirare l’aurora boreale di notte?

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