L’intrepido Einar

MASSIMO CUFINO

Ingólfshöfði non è solo un termine con cui gli islandesi si divertono a sfidare la lingua degli stranieri. Il suo significato letterale è penisola (höfði) di Ingólfur. Nell’874, il vichingo norvegese Ingólfur Arnarson si stabilì nell’isola con famiglia e servi al seguito, diventando di fatto il primo colono islandese. Almeno secondo la versione ufficiale, ma questa è un’altra storia. Prima di raggiungere la baia di Reykjavík, però, il gruppo trascorse un inverno presso un promontorio situato più o meno a metà della costa meridionale d’Islanda. Oggi il nome di quel lembo di terra rende omaggio all’antico capo vichingo.

Ingólfshöfði è davvero suggestivo e merita decisamente di essere visto. Si tratta in realtà di un isolotto che si innalza in fondo a un’ampia spiaggia, troppo spesso invasa dall’acqua dell’alta marea. I sei chilometri che lo separano dalla strada principale non hanno alcuna pietà neppure per baldanzosi 4×4. Ecco, dunque, che Einar Rúnar Sigurðsson ci viene in soccorso organizzando specifiche escursioni.

@Einar Rúnar Sigurðsson/fromcoasttomountains.com

L’appuntamento, indicato tramite un pannello piantato ai margini della Ring Road, è presso uno spiazzo nel nulla della pianura. Siamo a fine maggio, ma la temperatura per noi mediterranei è piuttosto bassa. Non la pensa così il tonico Einar, che ci raggiunge in bicicletta indossando pantaloncini corti. Il personaggio è davvero particolare, così come l’intera escursione. Il mezzo utilizzato è, infatti, piuttosto insolito: un semplice, scarno e piuttosto rudimentale rimorchio trainato da un comune trattore.

Giusto per scaldare il motore, Einar guida la motrice attraverso un terreno acquitrinoso, con tanto di guado di uno stretto corso d’acqua. Finalmente si apre l’infinita spiaggia nera, punteggiata da una serie infinita di paletti, piantati evidentemente dallo scaltro Einar per orientarsi durante l’alta marea. In lontananza intravediamo Ingólfshöfði, ma ancora non riusciamo coglierne la bellezza.

@Einar Rúnar Sigurðsson/fromcoasttomountains.com

Dopo poco meno di mezz’ora, giunti alla base del promontorio, scendiamo dal rimorchio per risalire i 76 m lungo una duna di sabbia. La via è obbligata, essendo i rimanenti lati completamente rocciosi e perpendicolari. Dalla cima, Ingólfshöfði appare come un’alta tavola lunga 1.200 m e larga 750, decisamente isolata dal resto della terraferma e proiettata verso l’oceano: la vista è superba grazie all’immensa spiaggia nera che si distende lungo la costa e verso il ghiacciaio Öræfajökull.

Einar ci riunisce attorno a un obelisco che dal 1974 rende omaggio proprio a Ingólfur Arnarson. La nostra attenzione è rivolta poco alla spiegazione di Einar e molto allo straordinario panorama intorno. Ancor meno interessante troviamo un vecchio capanno per gli attrezzi di pesca. Questa volta la curiosità è tutta per il motivo principale dell’escursione: le star indiscusse del promontorio sono proprio loro, i simpaticissimi pulcinella di mare. Questi uccelli dal petto bianco e dal dorso nero hanno becco e occhi colorati, quasi come se fossero prima passati per le mani di un abile truccatore. Stando attenti a non compiere bruschi movimenti, riusciamo ad avvicinarci quanto basta per scattare stupende fotografie.

@Einar Rúnar Sigurðsson/fromcoasttomountains.com

Il giro prosegue lungo il perimetro del tavolato. Appena oltrepassato il faro giallo e a solo due metri dal precipizio, uno stercorario maggiore mi punta minaccioso. Che mi sia inavvertitamente avvicinato troppo al suo nido? Confesso la mia ansia. Memore delle raccomandazioni di Einar, alzo il braccio nel tentativo di spaventare il grosso uccello. Non nutro molte speranze, invece il saggio Einar aveva ragione: lo stercorario devia il suo percorso e mi lascia in pace.

Mi ricongiungo al resto del gruppo con Einar proprio accanto a un paio di uova depositate a terra da un’altra mamma stercorario, che insiste nel roteare sopra di noi, tenuta lontana dal bastoncino che la nostra guida punta verso l’alto senza mostrare la minima preoccupazione. Tra le altre cose, ci racconta che più di una volta ha saggiato la robustezza del becco di questi uccelli, ma questo sembra non lo scomponga affatto.

Ci allontaniamo dall’area degli stercorari, con sollievo loro e nostro, e chiudiamo il giro avvistando altri uccelli più tranquilli, soprattutto perché i loro nidi sono ben protetti tra le scogliere, troppo ripide anche per l’intrepido Einar.

Islanda - pulcinella di mare
@Einar Rúnar Sigurðsson/fromcoasttomountains.com
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