I ragazzi di Natale

MASSIMO CUFINO

In un tempo ormai lontano, il trovare carbone nella calza poteva essere considerato quasi un premio per i bambini islandesi. E sì, perché i più piccoli vivevano nel terrore, e non solo nel periodo natalizio. Ma procediamo con ordine e iniziamo a conoscere la temibile Grýla.

Grýla è uno dei più antichi personaggi della mitologia islandese, nonché uno dei più terrificanti. Già l’aspetto incuteva orrore in chiunque, anche negli adulti. Metà orco e metà troll, con piedi sporchi e duri come zoccoli, piccole corna che spuntavano sulla testa, una coda a 15 punte e grossi e pelosi nei sul naso, già brutto di suo. Insomma, un vero mostro che nel XVII secolo spaventava a ragion veduta tutti i bambini.

Grýla viveva isolata nelle montagne in compagnia del terzo marito Leppalúði – i precedenti li aveva uccisi e il primo addirittura mangiato – e dei loro 13 figli. In quelle lande era difficile procacciarsi il cibo, soprattutto nei lunghi e freddi mesi invernali, così Grýla spediva i suoi 13 ragazzi in città. Il loro compito era quello di individuare i bambini che si erano mal comportati nel corso dell’anno, catturarli e portarli nel loro rifugio. Lì, la crudele Grýla li avrebbe cucinati in un delizioso stufato per tutta la famiglia.

Con quali ansie dovevano convivere i monelli islandesi! Sicuramente troppe, anche se si dovette attendere il 1746 – quindi un centinaio di anni – affinché le autorità locali vietassero ai genitori di utilizzare la favola di Grýla per far star buoni i propri figli. Da allora Grýla perse d’importanza, pur conservando un ruolo rilevante nella tradizione islandese. Il posto in primo piano fu preso dai suoi figli – i ragazzi di Natale. Ecco perché in Islanda il Natale è differente. Invece di un Babbo Natale, ce ne sono tredici, ognuno con la sua piccola mania, che lo spinge a comportarsi in un modo specifico: non portano dolci né regali, ma prendono ciò che capita. Anche se, negli ultimi anni, per avvicinarsi allo spirito del più noto Babbo Natale, ripongono caramelle o piccoli giocattoli nelle scarpe che i bambini lasciano sul davanzale della finestra. A tutti i bambini? Certo che no, soltanto a quelli che si sono ben comportati. Agli altri, però, non spetta il calderone di Grýla, ma soltanto una patata marcia. Neanche poi tanto male, tutto sommato.

Ma chi sono i ragazzi di Natale? Prima di tutto va detto che ormai non sono più tanto ragazzi. Tutti loro, infatti, sono avanti con l’età, hanno (pochi) capelli bianchi e anche la barba. I nomi sottolineano la loro mania e indicano, quindi, a cosa dovremo prestare maggiore attenzione. Ogni notte a partire dal 12 dicembre, uno di loro lascia il proprio rifugio tra i monti per giungere in città, ognuno con la propria fissa, ognuno pronto a far dispetto.  Eccoli, in ordine di apparizione. 

La notte del 12 dicembre inizia lo show Stekkjastaur – lo scemo dell’ovile – che beve il latte direttamente dalle pecore. La notte successiva è la volta di Giljagaur – l’ebete – ghiotto della schiuma del latte che riposa nei barili. Poi tocca a Stúfur – il tozzo – insolitamente basso e insaziabile gustatore di pannocchie. Segue Þvörusleikir – il lecca-mestoli – molto alto e magro, che afferra i lunghi cucchiai di legno per ripulirli con la propria lingua. È il turno di Pottaskefill – il lecca-pentole – che ripulisce il fondo delle pentole dai rimasugli di cibo. La notte del 16 dicembre, Askasleikir – il lecca-ciotole – si nasconde sotto i letti, dove le persone (una volta) erano solite riporre le proprie ciotole usate per mangiare. A ruota arriva Hurðaskellir – lo sbatti-porta – il più forzuto di tutti, che si diverte a chiudere con violenza le porte, soprattutto nel cuore della notte. Skyrgámur – il ghiottone di skyr – è davvero ossessionato dallo skyr, un formaggio islandese molto simile allo yogurt. Il 20 dicembre arriva Bjúgnakrækir – lo sgraffigna-salsicce – che si nasconde negli angoli bui delle case, pronto ad afferrare le salsicce lasciate ad affumicare. Il decimo è Gluggagægir – il guardone – il più viscido, che sbircia attraverso le finestre per scoprire cosa c’è da rubare. Gáttaþefur – naso fino – ha un olfatto talmente eccezionale per il laufabrauð, il tipico pane natalizio islandese, da sentirne l’odore da dietro le porte. Potremo definire Ketkrókur come Capitan Uncino, in quanto è solito rubare pezzi di carne con un ferro ricurvo. Finalmente l’ultimo: si tratta di Kertasníkir – il ruba-candele – che si impadronisce delle candele lasciate ad illuminare le finestre, in quanto ritenute commestibili.

Siamo arrivati al 24 dicembre, la vigilia di Natale. Un giorno di riposo e poi, nello stesso ordine, i ragazzi ogni notte fanno ritorno da Grýla e Leppalúði. Questa volta, però, senza nessun bambino da cucinare.

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